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Storia

Una storia di quasi cent’anni

Il Convitto Fanciulli Gracili e Orfani di Guerra - Principessa Piemonte: nascita

L’Istituto Achille Ricci nasce nell’ottobre del 1918 quando il maggior Winter, in rappresentanza della Croce Rossa americana, si accorda con gli Oblati dei SS Ambrogio e Carlo per l’affitto novennale dello stabile in via Brusuglio (oggi via Sbarbaro, 11) al fine di adibirlo a Convitto per orfani di guerra e fanciulli gracili.

Nasce in un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali: da società contadina ad industriale. Nei comuni di Affori, Bovisa, Bruzzano e Dergano, in quel periodo, sorsero moltissime fabbriche in modo invasivo. Esse crearono una massiccia immigrazione ed incremento della popolazione, ma tale sviluppo non fu supportato né dalla presenza di servizi ed infrastrutture, infatti mancavano fognature, acqua potabile, scuole; né da abitazioni che si potessero definire salubri, esse erano costituite da un’unica stanza senza finestre. Per tanto il tenore di vita era talmente povero, i pasti era una sola volta al giorno, e gli ambienti così insani che, da alcune statistiche dell’epoca, si può rilevare come prima causa di morte fosse la tubercolosi, seguita dalla polmonite.

In questo scenario la Croce Rossa Americana decise di donare 250 mila lire all’ex sindaco di Milano e presidente “Associazione per la Scuola”, il Sen Emanuel Greppi, al fine di istituire una scuola che, migliorando il tenore di vita dei minori più deboli, ne curasse l’istruzione umana e cristiana e lo sviluppo fisico. Nasce il “Convitto Fanciulli Gracili e Orfani di Guerra - Principessa Piemonte”, scuola all’avanguardia il cui fine statutario era: «di mantenere, istruire ed educare fanciulli gracili e poveri, orfani di guerra e figli di dispersi e/o di invalidi di guerra, i quali per condizioni ereditarie o di ambiente familiare erano più predisposti alla tubercolosi» art 2 del proprio statuto del 1918.

Prodigandosi nei confronti della popolazione e divenendo sempre più espressione della realtà sociale dell’allora comune Affori e Uniti (che accorpava i comuni di Affori, Bovisa, Bruzzano e Dergano), il Convitto fu trasformato con Regio Decreto dell’otto aprile 1923 in Ente Morale.

Sempre in quel periodo il personale laico fu gradualmente sostituito con il personale religioso delle suore Missionarie Zelatrici del Sacro Cuore, conosciute come Apostole del Sacro Cuore. Opera che continuò incessante fino al 2007 il loro carisma, assistenza agli orfani, assistenza ai migranti e agli ammalati, rispecchiava le intenzioni dei fondatori del Convitto.

Figura rilevante per l’Ente: il Grand’Ufficiale Achille Ricci e la II guerra mondiale

Nominato nel 1928 commissario prefettizio del Convitto, si prodigò per la sua crescita economica ed ampliamento strutturale. Durante la sua gestione furono costruite le piscine elioterapiche per la cura della tubercolosi ed incrementati i padiglioni di degenza degli infettivi; nonché ampliate le cure mediche, le farmacie con le nuove medicine quali le penicilline e incrementata la dieta degli alunni garantendo a loro quattro pasti al giorno. La dedizione e l’amore per il convitto lo portò alla donazione di tutti i suoi beni da qui la decisione di modificarne il nome da Convitto Fanciulli Gracili e Orfani di Guerra - Principessa Piemonte a Convitto Fanciulli Gracili e Orfani di Guerra - Achille Ricci.

Al periodo di crescita e stabilità economica si affacciò il periodo buio della seconda guerra mondiale. Nel 1941 Milano subisce diversi bombardamenti e il fanciulli del Convitto vengono sfollati a Selvino (BG); esso diventa rifugio antiaereo per la popolazione e nel 45 e nell’autunno del ’45, quando Milano torna alla vita di tutti i giorni e finalmente i ragazzi possono tornare alla loro sede. Difficile fu la ripresa, dettata anche dalle ristrettezze economiche del dopoguerra, ma l’instancabile opera di suor Speranzina Morelli e del segretario generale sig Mario Del Bon fecero sì che l’apparato scolastico comprendente scuola materna, elementare e di avviamento professionale fosse di eccellenza, prodigandosi nella ricerca di fondi per promuovere le iniziative dell'Ente.

Negli anni 50 e 70 si assistette ad una diminuzione degli orfani e l’attenzione del Convitto si spostò nei confronti dei minori affidatari del Comune, il 22 dicembre del 1978 gli fu riconosciuta la qualifica di II.PP.A., Istituto di Pubblica Assistenza, grazie al perseguimento del suo fine statutario di attività educativa-religiosa.

La trasformazione in Semiconvitto e le nuove povertà sociali

Nel 1984 il Convitto operò la sua trasformazione in Semiconvitto, salvo rari casi, non vi sono più interni, ma rimane un’attenzione particolare alle esigenze delle famiglie e si garantisce un’assistenza ai minori dalle ore 6 fino alle ore 18.

Negli anni ottanta il Semiconvitto Achille Ricci stipula un accordo con il provveditorato di Milano per avere nella propria sede una sezione distaccata della scuola media pubblica. Al mattino le lezioni vengono svolte dal corpo docente statale, al pomeriggio l’Istituto si fa carico del tempo prolungato. Prima espressione a Milano di collaborazione fra pubblico e privato: integrazione e dialogo di due realtà educative con l’obiettivo d’integrare nel tessuto sociale esistente i propri allievi.

Agli inizi degli anni novanta il Semiconvitto Achille Ricci si affaccia a una nuova realtà sociale: l’assistenza ai parenti dei ricoverati. Essendo collocato fra due ospedali, quello di Niguarda e il Galeazzi, spesse volte riceve richieste di ospitalità da parte di persone che arrivano dal sud d’Italia per curare i propri parenti spesso malati terminali.

Gli amministratori, ravvedono nel bisogno di assistenza al proprio parente, il primo principio fondante che ha portato alla loro costituzione: assistenza a colori i quali per costituzione ereditarie o di ambiente erano più predisposti alla malattia e deliberano di stipulare una convenzione con l’ospedale di Niguarda per dare assistenza e ricovero, a prezzi calmierati ai parenti dei degenti. Tale convenzione fu gradualmente estesa a tutti gli ospedali milanesi.

Gli anni duemila e la trasformazione societaria

Il 13 febbraio 2003 avviene la trasformazione della sua personalità giuridica da II.PP.A., si trasforma in persona giuridica di diritto privato e precisamente in “Associazione Achille Ricci senza scopo di lucro” redigendo il nuovo statuto, nel quale si mantiene come primario fine statutario l’educazione cristiana dei fanciulli e si inserisce anche quello dell’accoglienza dei parenti dei ricoverati negli ospedali milanesi.

Sempre nel 2003 e precisamente nel giorno di sant’Ambrogio riceve l’ambrogino: benemerenza civica per l’opera di assistenza svolta in tutti questi anni nei confronti dei minori.

Nel 2004 accoglie al proprio interno la scuola dell’infanzia e la scuola primaria delle Madri Pie, integrandole nella propria offerta educativa permettendo così di poter completare il ciclo scolastico: esempio di duttilità dell’Istituto nel saper dare risposte concrete ai problemi delle famiglie, grazie alla capacità di essere sempre presente e attivo sul territorio.

Sempre in questo periodo l’Istituto si apre ancor di più alle richieste sociali del territorio, infatti fino al 2007 viene adibito all’interno della Achille Ricci un luogo di incontro per le mamme di bambini dai 0 ai 3 anni. In questo “spazio caffè”, così chiamato, le mamme possono confrontare i loro dubbi con specialisti e insegnanti; trovare uno spazio gioco o di lettura, o di socializzazione per i loro bambini.

Viene, inoltre, aperto uno sportello che affronta le criticità dei più grandicelli. L’offerta proposta sia ai genitori della scuola che non, è di consulenza didattica, psicologica e di vita matrimoniale. Sempre con l’aiuto di specialisti si cerca di dare una risposta alle eventuali difficoltà delle nuove famiglie che oggi non sono solo di carattere economico-sanitario, ma relazionale fra i genitori e fra gentori/e-figli/o. Questo sportello è rimasto attivo fino al 2010. Nel 2007 le Apostele del Sacro Cuore sono ritirate e subentrano le suore Francescane Adoratrici della Santa Croce.

Oggi l’Istituto si propone nei confronti della famiglia ponendola al centro della propria offerta, coadiuvandola nella crescita e formazione cristiana dei propri figli e supportandola nei momenti di criticità.

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